Una Storia Tranquilla

Una storia tranquilla è ciò che mi servirebbe in questo momento. Qualcosa del tipo una casa, un lavoro stabile, una famiglia, una macchina, un pesce rosso. Non che io non abbia la maggior parte di queste cose ma quello che ci vorrebbe sarebbe anche più tempo. Più tempo per godersele queste robe. Il tempo è sacro dicono, e io trascorro troppo tempo in viaggio tra una realtà e l’altra. Il fine settimana, e anche quel periodo che intercorre tra una pausa e l’altra. C’è troppo divario, troppo distacco, l’essere umano è per antonomasia abitudinario, fa le stesse cose ai soliti orari, vede le stesse persone, utilizza sempre le stesse cose. Non che uscire e cambiare aria sia un male per carità. Ma con umiltà e saggezza preferisce risparmiare, come le formichine, e andare a dormire sempre alla solita ora, e cenare sempre alla solita maniera, come con i riti. La vita dell’uomo sembra quasi un rito, ecco, ecco. Chi c’è c’è, chi vuole partecipare partecipa, chi non vuole: niente! Sei un neonato? Agiti le braccia disperato. Sei un bambino? Giochi. Sei un uomo? Piangi di fronte al conto corrente in banca. Va così, più o meno per tutti. E io? Io cosa faccio? Bè io stampo, scannerizzo, fotocopio, telefono, pinzo, imbusto, compilo dati, mi rovino la vista permanentemente di fronte al monitor. Ma che dire? Spero sempre che il fondo assicurativo del lavoro riparta e così potrò fare come il 99% degli impiegati 35enni italiani laureati che si fanno il laser per riacquistare la vista persa a lavoro e perdere il resto del sonno aspettando che l’intervento abbia effetto. Un bel futuro il mio: tra corse in ufficio e simpatici caffè coi colleghi. E poi c’è sempre la casa dove capi e tirapiedi non possono fare il loro ingresso: questa è una bella notizia. Sull’uscio le scarpe, sul divano i cuscini, sul comò il portafogli. Tutto è bene quel che finisce bene. Tua moglie, la tua ragazza, la tua compagna, la tua fidanzata, ti aspetta a braccia aperte con la prole in braccio, mentre tu dispensi serenità da tutti i pori. Fai colazione e doccia la mattina, hai un cuscino comodo e l’armadio coi tuoi vestiti. Il cassetto dei calzini chiede di essere messo in ordine e anche da un pezzo. Gli spazi sono quelli e non se ne esce, sempre che tu ne abbia di voglia di uscire. La tv è accesa, il lumino della cappa anche, anche la sigaretta elettronica sul balcone è accesa e tu non vedi l’ora di andare in pensione. Sempre se ci vorrai andare in pensione. Perché il lavoro dura a lungo. E poi pensi a chi raggiunge Montecarlo in autostrada in Ferrari, a chi guida Porsche, a chi ha la fortuna di conoscere miliardari veri e frequentarli, a chi alza il grano e spende i suoi soldi, a chi si compra auto nuove, a chi ha responsabilità riconosciute, a chi viaggia per lavoro e a chi un lavoro degno di essere chiamato con questo nome ce l’ha.

#dovelaverita #maicosi

Io sono tranquillo, come la mia storia.

Ci leggiamo prossimamente, tra una settimana almeno.

3.000 Caratteri Spazi Inclusi

 

Pubblicato da L'Impiegato In Carriera

"Una Vita Sola Non Basta"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: